| Fig.1: Raccolta annuale di aragoste nel Maine, in migliaia di tonnellate. Dalla tabella del DMR. |
Come si vede, dal 1945 al 2016 si è passati da 10 a 60 mila tonnellate
l'anno, con una crescita che non sembra indicare i pericoli della "crisi
climatica" (semmai il contrario) e la diminuzione, fino a circa 45 mila
tonnellate annue, dal 2017 al 2021, non può essere certo causata dal clima
(forse dalla meteorologia o magari da qualche fattore locale o economico).
Il valore commerciale della raccolta ha una crescita simile
a quella della figura 1; in questo caso entrano in gioco anche fattori
che esulano dalla pesca vera e propria, tipo l'inflazione.
La cattura delle aragoste è aumentata anche se dal massimo del 1974 il
numero delle licenze è diminuito fin quasi a dimezzarsi nel 2021 (da 10523 a
5763, v. la tabella; un calo del 55%).
Il sito NOAA che si occupa di "clima e aragoste" mostra,
nell'immagine gif animata che riproduco di seguito, l'evoluzione della
raccolta di aragoste (la quantità) dal 1967 al 2014.
| Fig.2: Gif animata che mostra l'evoluzione nel tempo (1967-2014) della raccolta di aragoste lungo la fascia di oceano Atlantico che va dalla Virginia al Maine. Da sottolineare come la produzione si sia spostata sempre più verso nord, fino ad essere quasi del tutto concentrata nel solo Golfo del Maine, dal quale era pressocchè assente all'inizio della serie. |
D'altra parte la tabella dello stato del Maine fornisce anche la
temperatura dell'acqua, misurata a Boothbay Harbor, che si presenta come
in figura 3
| Fig.3: Temperatura dell'acqua a Boothbay Harbor dal 1905 al 2021. La pendenza calcolata è esattamente quella fornita dalla mappa globale NOAA. La probabilità legata al parametro t-stat è il noto p-value che indica la bontà del risultato (vedere nota in fondo al post). |
Quindi ribadisco che gli spostamenti delle aragoste verso il Maine, a nord, non dipendono dall'aumento insopportabile (per le aragoste) della temperatura marina, almeno stando ai dati di cui dispongo.
Un aspetto interessante di figura 1 è emerso dopo il calcolo del suo
spettro.
| Fig.4: Spettro Lomb dei dati di figura 1. A destra sono riportati, per confronto, alcuni massimi spettrali della regione del Pacifico equatoriale detta Nino 3.4, importante per la misura di El Nino-La Nina (ENSO, complessivamente). Per il calcolo dello spettro della regione Nino 3.4 si veda il sito PP04 (bande viola) e per una personale raccolta di periodi spettrali, questa foto. |
Qui, sotto forma di cambi di pendenza e di massimi di bassa potenza (e quindi non di situazioni del tutto nette), si osservano periodi uguali o molto simili a quelli di ENSO (ne ho elencati 6) il che significa che la cattura delle aragoste risente anche di quanto succede nel Pacifico equatoriale le cui teleconnessioni, pur deboli, si fanno sentire anche nell'Atlantico del nord. Non mi aspettavo questa (debole) relazione quantità di aragoste-ENSO, per cui la mostro a futura memoria, senza ulteriori commenti.
Nota:
| Il parametro
t-stat indica il valore della variabile "t" di Student (molto simile
alla "σ" della gaussiana) al di là del quale l'area sottesa dalla
distribuzione di Student rappresenta la probabilità di avere un valore
casuale. La tabella di Student ci dice che tra 0 e t si ha una probabilità di
0.995 se t vale 2.58, il che significa che la probabilità a destra di t (e
fino all'infinito) vale complessivamente lo 0.5%. Noi non abbiamo un valore
di 2.58 ma di 8.8 per cui la prob. complessiva a destra di 8.8 è qualche
ordine di grandezza minore di 0.5%, cioè la probabilità che il risultato sia
casuale è molto, molto bassa. Questa probabilità corrisponde al p-value.
In grafica:
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| Tutti i grafici e i dati relativi a questo post si trovano nel sito di supporto |