Premessa
La natura produce 120 GtC (terra) + 90 GtC (oceano) per un totale di 210
GtC equivalenti a 99 ppm/anno
L'uomo ha prodotto nel 2014 9.7 GtC equivalenti a 4.6 ppp/anno
(Boden, 2017)
GtC= Giga tonnellate di carbonio= 109 ton. di carbonio;
ppm=parti per milione. 1 ppm=2.12 GtC.
| IPCC (2001): | le emissioni umane hanno causato l'aumento di CO2 da 280 ppm (anno 1750) a 410 ppm (2018) per un totale di 130 ppm. |
| USGCRP | (U.S. Global Research Program Climate Special Report) afferma: Questo programma conclude, basandosi su una evidenza estensiva, che è estremamente probabile che le attività umane, specialmente l'emissione di gas serra, siano la causa dominante del riscaldamento osservato dalla metà del 20° secolo" |
| IPCC e USGCRP: | "Non esiste una spiegazione alternativa
(alla loro n.d.r.) convincente" per spiegare "l'evidenza osservativa" |
Una "spiegazione alternativa convincente" è quella di un
modello fisico (MF) semplice, descritto da Berry (2019), che spiega il
primo passo necessario: come la CO2 umana cambia la CO2 atmosferica. Nel
lavoro si usa l'unità ppm invece di GtC.
Il modello fisico è basato sul fatto che la CO2 umana aumenta la CO2
atmosferic di una percentuale della sua quantità in ingresso
(nell'atmosfera). Il valore "umano" di 4.6 ppm/anno (v. la premessa)
corrisponde ad un flusso in entrata di meno del 5% e l'IPCC concorda sul
fatto che il 95% della CO2 in ingresso è "naturale" (non di produzione umana).
L'IPCC però assume che la CO2 naturale sia rimasta costante dal 1750 e che
-quindi- la CO2 umana causa il 100% dell'aumento di CO2 atmosferica al di
sopra di 280 ppm che, al 2019, è 130 ppm, ovvero il 32% dei 410 ppm
osservati. Per riassumere:
| naturale ppm | umana ppm | % | |
| osservazione: | 99 | 4.6 | 5 |
| MF (2019) | 392 | 18 | 5 |
| IPCC | 280 | 130 | 32 |
Breve descrizione del modello fisico
L'IPCC afferma, e gran parte del pubblico crede, che l'emissione di CO2
umana "si aggiunge" all'atmosfera perché la visione è che l'atmosfera sia
una "discarica" (garbage dump) dove la CO2 umana viene accumulata e dove, in
massima parte, resta per sempre.
Però la natura deve per forza trattare la CO2 umana e quella naturale nello stesso modo, dato che le due molecole di CO2 sono identiche. Se fosse vero quanto afferma l'IPCC, la natura ha avuto milioni di anni per "aggiungere" alla CO2 atmosferica e se questo "aggiungere" avesse avuto luogo, oggi la CO2 atmosferica sarebbe molto più alta di quanto è in realtà.
Quindi la CO2 umana e quella naturale non si sommano alla CO2
atmosferica, ma entrambe "fluiscono attraverso"
l'atmosfera.
Quando la CO2 fluisce attraverso l'atmosfera fa alzare il
livello della CO2 atmosferica quanto basta per far sì che il flusso uscente
uguagli il flusso entrante. La natura bilancia la CO2 in atmosfera quando il
flusso uscente uguaglia il flusso entrante (il flusso uscente dall'atmosfera è
la CO2 usata nei processi di fotosintesi, nella formazione delle rocce o,
nell'oceano, dei gusci degli animali marini). Questo processo è l'analogo
del gonfiare una camera d'aria bucata: più velocmente si pompa aria, più
velocemente l'aria esce dal buco e se si pompa a ritmo costante il flusso in
ingresso e quello in uscita trovano un livello di equilibrio in cui l'ingresso
equivale l'uscita.
Lo stesso discorso vale per un fiume immissario di un lago: il fiume non
aggiunge acqua al lago ma l'acqua fluisce attraverso il lago e trova un
punto di equilibrio tra uscita e ingresso. Quindi anche per l'atmosfera la
CO2 in ingresso crea un livello di bilanciamento che resta costante finchè
l'ingresso resta costante.
Una nuova analogia aiuta a definire un concetto (una grandezza) importante
per il modello fisico, chiamata da Berry e-time e indicata con Te: si
fa riferimento ad un secchio con un foro sul fondo (figura 1)
| Fig.1: Riproduzione della figura 2 di Berry e della sua didascalia. La CO2 fluisce attraverso l'atmosfera come l'acqua attraverso il secchio. |
| Fig.2: Il MF riferito alla CO2. |
|
Si parte dall'equazione di continuità che afferma che il tasso di
cambiamento del livello L è la differenza tra i flussi di ingresso e di
uscita
L=concentrazione di CO2 (ppm) t=tempo (anni) dL/dt=tasso di cambiamento di L (ppm/anno) ingresso=tasso con cui la CO2 entra nel sistema (ppm/anno) uscita=tasso con cui la CO2 esce dal sistema (ppm/anno) Come già detto, l'unica ipotesi alla base del modello è che l'uscita è proporzionale al livello dove Te è l'e-time. Sostituire la (2) nella (1) porta a Il livello di bilanciamento è fissato esclusivamnte da ingresso e Te, come nell'esempio del secchio. La sostituzione della (4) nella (3) porta a L'equazione (5) ammette una soluzione analitica nel caso in cui Lb e Te siano costanti: essendo tutte le grandezze della (5) funzione del tempo, si può riscrivere l'equazione come da cui, integrando tra L0 e Lb la parte sinistra e tra 0 e t la destra, si ottiene Elevare e (il numero di Nepero= 2.71828...) ad entrambi i termini della (7) permette di ottenere il livello in funzione del tempo che è la soluzione analitica della (5) quando Lb e Te sono costanti. |
Si è visto che il livello di bilanciameno è il prodotto tra ingresso e e-time: se si indica con "u" l'umano e con "n" il naturale e se si usano i numeri dell'IPCC, i livelli di bilanciamento per la CO2 umana e naturale sono:
Per contrasto, il modello Berna usato dall'IPCC (che qui non viene
descritto; si può vedere Cawley, 2011 per maggiori dettagli) prevede che il
15% della CO2 umana (la CO2 naturale resta costante) resta per sempre in
atmosfera, il 25% resta per quasi sempre e solo il 32% fluisce
liberamente fuori dall'atmosfera: in questo modo il rapporto del 5% iniziale
(flusso in ingresso della CO2 umana rispetto al totale) diventa del 32%.
L'IPCC non può cambiare l'ingresso (la CO2 emessa) e allora cambia
l'uscita (la CO2 assorbita) e lo fa diminuendo l'uscita della CO2 umana
mentre lascia fluire liberamente la CO2 naturale (come se le due CO2 fossero
diverse). Quindi il modello Berna si applica alla CO2 umana ma non a quella
naturale, il che è contrario ai principi della fisica visto che le due
molecole sono uguali.
Quando applicato alla CO2 naturale, il modello Berna predice che il 15%
della CO2 si accumula in atmosfera: in 100 anni si dovrebbero avere 1500 ppm
il che non è accaduto per cui il modello non funziona.
Il MF replica i dati
Riprendo la storia del 14CO2, la CO2 con il carbonio 14 dovuta agli
esperimenti nucleari terminati nel 1963: dopo la cessazione, la
concentrazione di 14CO2 ha iniziato a decrescere verso il suo livello di
bilanciamento naturale perché "quella delle bombe" è andata a zero mentre
quella naturale ha continuato ad entrare in atmosfera.
Nella figura 3 sono mostrate le misure del 14C da prima
dell'inizio dei test nucleari al 2015: se ne osserva la crescita fino al
massimo del 1963
| Fig.3: Misure della concentrazione di 14C (figura 7 di Berry; le unità di misura D14C sono proprie di quelle osservazioni e non interessano qui) dal 1957 al 2015. Si osserva il decadimento dopo il 1963, fino a tendere ai valori naturali "pre-bomba" del 1957. I punti sono la ricostruzione del 14C ottenuta tramite il modello fisico con un e-time di 16.5 anni e Lb=0. |
Come scrive Berry (2019): "il problema dell'IPCC sono i dati. Dove sono i dati che supportano le loro affermazioni? Hanno solo i loro modelli ma i modelli non sono i dati. I modelli devono fare predizioni che replicano i dati mentre i loro modelli non possono farlo".
Conclusioni
Il lavoro di Berry confronta il MF con il modello IPCC, entrando in
maggiori dettagli di quanto riportato qui; ma a questo punto le mie
conclusioni sono che il modello fisico è semplice e pulito e in più richiede
una sola ipotesi (che l'uscita uguagli l'ingresso diviso
per l'e-time). Il rasoio di Occam fa propendere per questo tipo di
modelli piuttosto che per quelli che richiedono numerose ipotesi ad
hoc (ad esempio 4 tipi [cioè tempi] diversi di stazionamento della CO2
umana [solo umana!] in atmosfera; la distinzione tra CO2 umana e naturale a
parità di molecola; l'assunzione a priori che la CO2 umana causa l'aumento
totale di CO2 in atmosfera).
Qualcuno ha affermato che il MF è troppo semplice per poter funzionare,
ma si è visto che è in grado di riprodurre il decadimento del Come viene continuamente ripetuto, un modello deve essere in grado di
riprodurre i dati sperimentali: l'affermazione che la teoria dell'IPCC spiega
"l'evidenza osservativa" non è sufficiente: se la predizione è sbagliata, il
modello è sbagliato.
BibliografiaNota
aggiunta il 10.11.2025: vedere anche il lavoro di Herman Harde del 2025
https://doi.org/10.53234/scc202511/12
6.2.23