MVER (PP33?)
Precipitazione di Montevergine:confronto con alcuni aspetti di
Diodato et al., 2023
Franco Zavatti
In questo post mi confronto con un aspetto particolare dell'articolo di
Diodato, Lanfredi, Bellocchi: Long-range, time-varying statistical prediction of annual precipitation in a Mediterranean remote
site pubblicato in Environmental Research-Climate, 2, 045011,
2023 in cui essenzialmente si studia un modo di (un modello con cui) prevedere le
successive precipitazioni nell'area italiana (o mediterranea, usando i dati
sperimentali come base per la previsione.
Come è noto, io non mi occupo di modelli, dei quali conosco quasi niente,
per cui non farò commenti su questo aspetto.
Vedo però che gli autori usano, come dati di ingresso per il modello, la
serie annuale di Montevergine, dal 1884 al 2021 che confrontano (loro figura
7a e figura 1 qui) con la "variabile esogena" DMI (Dipole Mode Index)
| Da
Wikipedia, una variabile esogena è una: "Variabile di un modello
economico (v. Variabile economica) che influenza il modello stesso ma non
subisce l'effetto delle relazioni descritte in esso". |
| DMI (Dipole Mode Indian
Index), detto anche IOD (Indian Ocean Dipole) è il "gradiente zonale anomalo
attraverso l'Oceano Indiano equatoriale. Differenza tra l'anomalia di SST
(temperatura marina superficiale) in
due aree, ad occidente e ad oriente dell'India" (v. ad esempio
ESRL-NOAA).
|
| Fig.1:
Relazione prodotta dagli autori tra DMI e precipitazione annuale di
Montevergine. La fascia rosa più estesa rappresenta il livello di confidenza
del 95%. Notare come questa fascia comprenda la quasi totalità dei punti.
|
Questa figura mi ha dato subito da pensare: come si può mettere in
relazione una variabile climatica misurata come differenza di SST a cavallo
dell'India con la precipitazione nel Mediterraneo? In effetti DMI ha varie
relazioni con aree lontane, sulle quali esercita diverse influenze (BIBLIO)
e quindi non meraviglia che gli autori abbiano sottolineato un influsso
verso il Mediterraneo; lascia perplessi, però, che abbiano troncato la
relazione in figura 1 a DMI=-0.3 quando il limite inferiore è in effetti
-0.8, come si vede in figura 2
| Fig.2:
Stessa relazione di figura 1, estesa però a tutto l'intervallo disponibile di
DMI. Viene indicato anche l'intervallo di confidenza di ±1.96 σ
uguale al livello di confidenza del 95%. La linea rossa è il fit lineare
della relazione e i punti viola definiscono il livello di confidenza del 95%.
|
Quest'ultima figura mette in una luce diversa la relazione di
figura 1: sono pochi i punti osservati che si trovano entro la fascia di
confidenza indicata e quindi la relazione tra DMI e precipitazione di
Montevergine non è molto indicativa. Una relazione debole può essere messa in
evidenza anche tramite lo spettro delle due variabili. Infatti lo spettro di
DMI di figura 3 si confronta con difficoltà con lo spettro di Montevergine,
in questo caso delle serie stagionali, ma nel sito di supporto sono presenti
anche quelli annuale e mensile, visibili in figura 4.
| Fig.3:
Spettro MEM della serie mensile di DMI. E' caratterizzato dal massimo
di periodo ~24 anni e da un periodo "solare" di 11.5 anni; poi da una serie
di picchi con periodo inferiore a 10 anni che però sono diversi da quelli
tipici di ENSO.
|
| Fig.4:
Spettro LOMB delle serie stagionali marzo-aprile-maggio (MAM o primavera);
giugno-luglio-agosto (GLA o estate); settembre-ottobre-novembre (SON o
autunno) e dicembre-gennaio-febbraio (DGF o inverno) di Montevergine.
Gli spettri delle serie annuale e mensile sono nel sito di supporto.
|
Gli spettri sono caratterizzati da un ampio massimo, centrato sul periodo
di circa 60 anni e da un insieme di massimi di potenza inferiore, non sempre
comuni a tutte le stagioni. Invece tutti i grafici hanno in comune un gruppo
di periodi tra 2 e 10 anni (e questo succede per tutte le altre 29 stazioni di lunghezza secolare, distribuite sulla penisola
e in Svizzera) che possiamo chiamare "ENSO-like".
Allora ci si pone la domanda: perché non si è usato un indice
caratteristico di ENSO (Nino3.4, MEI, SOI,...) come variabile esogena?
Solo perché si pensa che "The spatio-temporal links between sea surface
temperatures and winds reveal a strong coupling through the precipitation
field and ocean dynamics. This air-sea interaction process is unique and
inherent in the Indian Ocean, and is shown to be independent of the El
Nino/Southern Oscillation" (Saji et al., 1999)? In effetti gli spettri
mostrano, tra 2 e 10 anni, periodi simili ma diversi e quindi è difficile
immaginare che le due grandezze oscillino allo stesso modo nelle alte frequenze.
E le basse frequenze sono del tutto diverse e producono anche influenze
diverse. Forse valeva la pena di verificare anche El Nino/La Nina nel
modello costruito dagli autori.
La Persistenza (memoria a lungo termine)
Gli autori usano il concetto di persistenza (esponente di Hurst) per le
previsione delle piogge di Montevergine nel modello. Come ho fatto più in
alto, non commento queste scelte; mi limito a mostrare, nel caso dei dati
annuali, quale è l'esponente di Hurst e come appare la funzione di
autocorrelazione (la cui "larghezza" definisce la persistenza) sia per la
serie osservata sia per la serie ottenuta derivando numericamente i dati
originali (v. questa pagina per maggiori dettagli)
| Fig.6:
Derivata della serie annuale di Montevergine e confronto tra gli spettri
(osservato e derivata)
|
La diminuzione dell'esponente di Hurst modifica lo spettro nelle due
situazioni (osservato e derivata) nel senso che si indeboliscono i periodi
più lunghi e si rafforzano quelli più brevi, come in figura 6
| Fig.7:
Funzione di autocorrelazione (ACF) della serie annuale di Montevergine
(nero) e della sua derivata prima (blu). Sono riportati gli esponenti di
Hurst nei due casi (per i dettagli del calcolo vedere il link precedente).
Si può vedere come l'uso della derivata quasi cancelli la presenza della
persistenza (H=0.5 per dati senza memoria) e lo stesso effetto si può
ottenere tramite le differenze prime.
|
In questo caso i massimi spettrali non coincidono (solo quello a 3.6 anni) e
il periodo del
ciclo di Saros (18 anni) scompare con l'uso della derivata.
Bibliografia
Nazzareno Diodato, Maria Lanfredi &
Gianni Bellocchi:
Long-range, time-varying statistical prediction of annual
precipitation in a Mediterranean remote site,
Environmental Research-Climate, 2, 045011, 2023.
https://doi.org/10.1038/s41598-019-46207-7
N.H. Saji, B.N. Goswami, P.N. Vinayachandran & T. Yamagata: A dipole
mode in the tropical Indian Ocean, Nature, 401, 360-363, 1999.
| Tutti i dati
di questo post, tranne le serie numeriche di Montevergine, sono disponibili
nel
sito di supporto |
7.11.23