Le operazioni fatte sono, in sequenza, il calcolo della media mobile (a 13
punti) dei dati
originali; il calcolo delle differenze tra l'ultimo valore della media
mobile e il penultimo e così via fino al secondo valore del dataset;
il calcolo della media mobile delle differenze (che vengono ancora chiamate
DIFF12 anche se dovrebbero chiamarsi DIFF13). Quest'ultima operazione simula
il passaggio dal pannello superiore al pannello inferiore della figura 2
dell'articolo. Il risultato è mostrato in Fig.1 (pdf).
Fig.1: DIFF12 per la CO2 globale e per le anomalie di
temperatura hadcrut3 (HC3) "monthly", entrambe "detrended" dai
rispettivi fit lineari. HC3 è stata moltiplicata per 5 in modo da
avere un migliore confronto diretto. Le linee verticali gialle
identificano i picchi (numerati) di temperatura (NB: nell'articolo vengono
numerati i picchi di CO2). Il picco numero 5 corrisponde al
El Niño 1998.
Gli intervalli temporali (lag) tra i picchi di temperatura e di anidride
carbonica sono mostrati nella successiva Fig.2 (pdf). In questa figura hanno influenza le
differenze di 15 giorni del punto 4) sopra, e gli errori insiti nella
scelta dei picchi di CO2 (ad esempio per i picchi 3 e 7),
per cui si può al massimo ipotizzare un'apparente tendenza del
lag a crescere nel tempo.
Fig.2: Intervalli temporali tra i massimi di temperatura e i massimi di
anidride carbonica di Fig.1. La maggior parte dei lag è compresa tra
4 e 18-20 mesi. La definizione del massimo di CO2 corrispondente
al massimo di temperatura numero 7 è problematica.
Gli spettri dei file DIFF12 dei due dataset mostrano un'ottima concordanza
con i corrispondenti grafici dell'articolo relativamente a HadCrut3 e
qualche problema per la CO2, come si può vedere nelle
successive Fig.3
(pdf) e Fig.4
(pdf).
Fig.3: Spettro di DIFF12 per Hadcrut3. tra i due pannelli cambia solo
l'ascissa: tra 0 e 20 anni nel grafico in alto e tra 0 e 10 anni in quello
in basso. Sono presenti tutti i massimi riportati nella figura 17b
dell'articolo.
Fig.4: Spettro di DIFF12 per CO2. Notare, dal pannello
superiore, che i massimi a 14, 6.3, 4.2, 3.5, 2.4, 2.2, 1.9 anni si pongono
con maggiore difficoltà rispetto ai massimi di figura 17a dell'articolo che si
trovano a 14.7, 8.7, 4.7, 3.8, 2.5, 2.2 anni, anche se l'accordo
complessivo sembra accettabile.
In conclusione, il metodo proposto dagli autori si è dimostrato efficace per evidenziare il ritardo della salita della CO2 rispetto alla temperatura e adatto anche a mettere in evidenza somiglianze e dissonanze tra dataset, come la minore somiglianza tra CO2 atmosferica e quella da bruciamento di combustibile fossile (che qui non è stato fatto) rispetto a CO2 e dataset di temperatura come Hadcrut3 (fig 17 dell'articolo). Alcune delle caratteristiche si possono confrontare anche in situazioni affette da varie incertezze, come in questo post.
Il giorno 17.12.12 ho aggiunto questo commento (aggiunto da GG al testo
già
editato):
Dopo aver spedito il post e prima della sua pubblicazione, ho rifatto i
conti con due modifiche: 1) ho usato un filtro passa basso (la funzione
smooft di Numerical Recipes) che dà risultati più smussati della media mobile
e che, soprattutto, permette di usare tutti i dati, senza troncamenti e 2) ho
ricalcolato i tempi del dataset Hadcrut3 in modo che si riferiscano a
metà mese, come succede per i dati della CO2.
Come ci si poteva aspettare, il senso complessivo del risultato cambia
poco. Cambia però la precisione e il dettaglio sia degli spettri che della
relazione temporale degli intervalli tra temperatura e CO2, tanto che per
quest'ultima ho potuto scrivere la relazione analitica, il coefficiente di
correlazione e l'rms dei residui. Tutti i nuovi dati sono disponibili,
insieme ai vecchi, al link "Smooth instead of Running Average" qui, nella pagina web che contiene tutto il materiale.