Il rapporto IPCC SR1.5, richiesto dalla COP22 di Parigi e presentato alla
COP 23 di Katowice (Polonia), al primo punto (A1) recita:"Si stima che
le attività umane abbiano causato circa 1°C di riscaldamento
globale al di sopra del livello pre-industriale, con un probabile
intervallo tra 0.8 e 1.2 °C. È probabile che il riscaldamento
globale raggiunga 1.5°C tra il 2030 e il 2052 se continuerà ad
aumentare al ritmo attuale (alta confidenza)".
Tutto SR1.5 è in pratica un confronto tra cosa potrebbe
succedere se la temperatura aumentasse di 2°C (valore massimo fissato da COP22)
oppure di 1.5°C (valore massimo auspicato da COP 22).
Il "potrebbe succedere" scritto qui sopra si riferisce alla
temperatura media globale mentre noi, in Europa, non abbiamo bisogna del
condizionale e possiamo misurare sperimentalmente quanto l'SR1.5 riporta
come previsione dei modelli climatici.
Come si vede agevolmente in figura 1, noi abbiamo già superato la
differenza di 2°C rispetto al livello preindustriale (qui scelto come
l'anno 1880).
La figura 1 mostra l'anomalia di temperatura media europea (ETA, Mariani e
Zavatti, 2017) che i lettori di CM possono vedere all'inizio della barra
laterale del blog.
Fig.1: Anomalia della temperatura media
europea dal 1655 al 2016. Dati annuali. La linea rossa è un filtro
passa-basso di finestra 36 anni. Le linee orizontali verdi rappresentano
un intervallo di 2°C che parte dal valore filtrato dell'anomalia al
1880, inizio di alcuni dataset di temperatura globale.
In rosso un filtro su 36 anni e in verde un intervallo
di 2°C che inizia dal valore filtrato per l'anno 1880; le due righe
verdi possono essere immaginate più in alto o più in basso,
a discrezione di chi legge.
In ogni caso siamo, come minimo, "pericolosamente" (per l'IPCC) vicini
ai limiti, sia fissati che auspicati dalle ultime COP, ammesso che qualcuno
voglia far scorrere le linee verdi e posizionarle in modo diverso rispetto alla
figura 1; se così non fosse, possiamo certamente affermare che
abbiamo superato da qualche anno quei limiti che nelle dichiarazioni
ufficiali ci siamo impegnati a non valicare.
Una conferma viene dal tasso di mortalità della ESP, European
Standardized Population (vedere ad esempio https://www.nrscotland.gov.uk/files/statistics/age-standardised-death-rates-esp/age-standard-death-rates-background.pdf), una distribuzione teorica che rappresenta la
popolazione europea meglio della distribuzione della popolazione mondiale WHO
(World Health Organization). La distribuzione ESP nasce nel 1976 e, causa i
normali cambiamenti demografici, viene ripetuta nel 2013. Qui viene usata
la versione 2013, mostrata in figura 2.
Fig.2: Distribuzione ESP 2013 per classi di
età.
I tassi di mortalità per entrambe le distribuzioni ESP sono in
figura 3, tratta da https://www.nrscotland.gov.uk/files/statistics/age-standardised-death-rates-esp/age-standard-death-rates-background.pdf
Fig.3: Tassi di mortalità per entrambe
le distribuzioni ESP. L'ESP 2013 è la curva rossa.
Questi dati terminano nel 2012, ma non si osserva alcun segno di un
possibile incremento del tasso di mortalità che possa far pensare
agli eventi catastrofici previsti e temuti.
Quello mostrato è solo un esempio e ci chiediamo se i lettori di CM
possano (e vogliano) proporne altri che potremmo aggiungere al sito di
supporto.
Su WUWT (qui) è apparso un post simile che usa i dati europei dal dataset di Berkeley.
| Il grafico e i dati relativi a questo post si trovano nel sito di supporto qui. |
Bibliografia
Un altro esempio è la mortalità infantile (per 1000 nati
vivi) nell'Unione Europea. Come si vede dalle figure 4 e 5, i valori dal
2006 al 2017 sono in diminuzione per tutti gli stati tranne Malta
(MT). I valori più bassi per entrambe le figure sono quasi costanti
perché credo ci sia una soglia minima "fisiologica".
Fig.4: Mortalità infantile in Europa
(1.o gruppo). Tutti i valori sono in calo, tranne Malta (MT). La linea
tratteggiata è la media per l'Europa a 28 stati.
Fig.5: Come figura 4, per il 2.o gruppo di
stati europei. Qui è presente, con la sigla (temporanea) XK, anche il
Kosovo che normalmente si trova sotto la sigla RS (Serbia e Kosovo).
È presente anche la sigla RU (Federazione russa) che non fa parte
della Comunità Europea. Sia XK che RU hanno la stessa struttura di SK
(Slovacchia), con il picco di mortalità (13 e 10) precedente di 2
anni e di 1 anno, rispettivamente. Qualcosa di vagamente simile si osserva
anche per SI (Slovenia), a tutt'altro livello di mortalità.
Non sembra che il raggiungmento dei 2°C, tra l'altro ben prima del 2040 (limiti 2030-2050) previsto dai modelli e descritto nel rapporto IPCC SR1.5, figura SPM1, sia stato deleterio, almeno per la mortalità infantile.
Una situazione che abbiamo voluto verificare è anche quella
relativa alle tasse ambientali espresse come percentuale del PIL
(GDP in inglese), dal 1995 al 2017: i grafici per i singoli stati e per
l'Europa a 28 stati sono nelle due figure successive, dove una quasi
costanza è interrotta da alcune situazioni di crescita e di
diminuzione (attenzione: non di tasse in assoluto ma di tasse rispetto al PIL).
Qui si presentano due dubbi:
Fig.7: Come figura 6 (2.o gruppo). Da notare
il forte aumento della Slovenia (SI) dal 2008 e la diminuzione della
Slovacchia (SK) dal 2004.
N.B.: I dati europei sono presi da https://ec.europa.eu/eurostat/data/database più
Mortalità infantile: Population and social conditions ==>
Demography and migration ==> Mortality ==> Infant mortality rate (tps00027)
Tasse ambientali: Tables by themes ==> Environment and energy ==>
Environment ==> Environmental taxes ==> Environmental tax revenue
(t2020_rt320)