Da: https://it.wikipedia.org/wiki/Sahel, consultata il 3 marzo 2019

SAHEL

Il Sahel (dall'arabo Sahil, "bordo del deserto") è una fascia di territorio dell'Africa sub-sahariana che si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud, e tra l'oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Essa costituisce una zona di transizione tra l'ecozona paleartica e quella afrotropicale, ovvero un'area di passaggio climatico dall'area arida (steppica) del Sahara a quella fertile della savana arborata sudanese (asse nord-sud).

Il Sahel copre i seguenti stati (da ovest a est): Gambia, Senegal, la parte sud della Mauritania, il centro del Mali, Burkina Faso, la parte sud dell'Algeria e del Niger, la parte nord della Nigeria e del Camerun, la parte centrale del Ciad, il sud del Sudan, il nord del Sud Sudan e l'Eritrea.

Clima, suoli e risorse idriche
Il clima è tropicale secco (arido e semi-arido) con precipitazioni annuali da 200 a 600 mm, concentrate tra giugno e settembre-ottobre, con picco in agosto e da 20 a 60 giorni di pioggia all'anno. Sono presenti forti variazioni stagionali e inter-annuali della pluviometria e gravi siccità ricorrenti. I mesi più caldi sono aprile e maggio, quando si registrano massime medie oltre i 40 °C. Le minime si hanno in dicembre e gennaio, con valori raramente inferiori ai 10 °C. L'umidità dell'aria varia da meno di 40% durante la stagione secca a 70% in stagione delle piogge. I suoli sono prevalentemente sabbiosi, giallo-rossastri e leggermente acidi (5<ph<6) e con bassa ritenzione idrica. Nelle depressioni si possono riscontrare suoli neri argillosi (vertisuoli). I suoli sono poveri in fosforo, azoto e sostanza organica. Secondo l'Organizzazione per l'agricoltura e l'alimentazione (FAO), il 90 per cento dei pascoli e oltre l'80 per cento dei terreni agricoli sarebbe degradato a causa del disboscamento, del sovrappascolo e dell'espansione e l'intensificazione delle attività agricole. Non esistono fiumi endogeni. Alcuni fiumi esogeni hanno un ruolo importante per l'agricoltura e l'allevamento: il Senegal in Mali, Mauritania e Senegal; Niger in Mali, Niger, Burkina Faso e Nigeria; il sistema Logone-Chari in Ciad ed il Nilo ed i suoi affluenti in Sudan. L'acqua di falda profonda è scarsa ed i pozzi hanno portate limitate, con poche eccezioni.


Da: https://www.cpc.ncep.noaa.gov/products/assessments/assess_96/sahel.html

1) June-September 1996: Western Africa (Sahel) rainy season



The Sahel region (8°-18°N, 17°W-20°E) receives about 90% of its mean annual precipitation during the June-September period. This rainfall is closely related to the north-south movement of the ITCZ, which begins its northward movement in March and reaches its northernmost position (15°N) in August. Precipitation varies widely throughout the region, with the northern regions typically recording 100-300 mm during the season and the southern areas receiving well in excess of 500 mm. For the region as a whole, the 1996 rainy season brought near-normal rainfall to all but the southwestern and extreme southeastern sections of the Sahel, as compared to the 1961-90 base period means.

Total rainfall during the 1996 wet season averaged between 200 and 1000 mm across the region, with the largest amounts in the southwestern Sahel and western Guinea and the smallest amounts in the North. There were only isolated areas of substantially above-normal (50-150 mm) rainfall during 1996, which included parts of central Mali, Burkina Faso, and Ghana. Elsewhere, much of the northern and central Sahel received near-normal rainfall during the season, while large portions of the southwestern and southeastern Sahel received below-normal rainfall.

In the southwestern Sahel region, the most substantial dryness (50%-80% of normal rainfall) covered western Mali, all of Guinea, Sierra Leona, and Liberia, with totals averaging more than 150-200 mm below normal and precipitation percentiles averaging between the 10th and 20th percentiles. In the southeastern Sahel, eastern Chad, southeastern Nigeria, and northwestern Cameroon also experienced significant rainfall deficits during 1996, with negative anomalies exceeding 200 mm in the latter two regions.

The time series of percentiles of area-averaged monthly mean precipitation for the boxed region (17°W-20°E, 8°-18°N) shown in Fig.52a-c reveals a near-normal onset and finish to the 1995/96 rainy season, with the most significant dryness occurring during July and August, when area-averaged precipitation totals dropped below the 30th and 40th percentiles, respectively.

In contrast, the wettest month as a whole was September, when area-averaged precipitation totals slightly exceeded the 50th percentile.


Vegetazione, uso del suolo e sistemi di produzione
La savana nel Sahel si compone generalmente di due elementi principali: uno strato erbaceo dominato da piante annuali, soprattutto graminacee, ed uno strato arbustivo o arboreo alto fino a dieci metri, con densità variabile da 100 a 400 piante per ettaro. La flora, la vegetazione e i pascoli non presentano forti variazioni geografiche andando verso occidente, nonostante le grandi distanze. Ciò si deve alla grande omogeneità del clima, della geomorfologia, dei suoli, e del loro uso. Per contro, il gradiente positivo nord-sud del clima e della vegetazione è fortemente marcato (indicativamente, le precipitazioni aumentano di circa 1 mm per km da nord a sud). Si distinguono nel Sahel il sistema pastorale e quello agropastorale, sedentario o semi-sedentario, che combinano agricoltura e allevamento. Per il Sahel si adotta spesso la suddivisione seguente, rispondente a criteri fitogeografici, ecologici ed agropastorali:

Nella zona sahariano-saheliana, la stagione piovosa dura non più di un mese e mezzo. In questa zona non si praticano attività agricole se non in forma oasistica (cereali, ortaggi e fruttiferi). Essa permette da 30 a 40 giorni di pascolo annuale per ettaro con un carico animale di una UBT (Unità Bestiame Tropicale, corrispondente ad un bovino di 250 kg) per 10-12 ettari. Vi praticano il pastoralismo nomade e transumante vari gruppi etnici: i Mauri in Mauritania, Senegal and Mali; i Tuareg in Mali, Burkina Faso e Niger; i Fulani in Senegal, Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad, Nigeria; i Teda in Ciad; gli Zaghawa, i Baggara, ed i Kabbabish in Sudan. Il sistema pastorale, dominante in questa zona con mandrie relativamente importanti di bovini e piccoli ruminanti, si basa esclusivamente sullo sfruttamento estensivo delle risorse naturali, senza impiego di fattori esterni, salvo in annate con deficit foraggeri importanti. In questo sistema è essenziale la mobilità degli allevatori e delle mandrie alla ricerca di acqua e pascoli durante la lunga stagione secca ed in caso di siccità prolungate.

La zona saheliana tipica è caratterizzata da una savana ricca di acacie spinose. Il manto erboso è prevalentemente costituito da essenze annuali, utilizzate come pascolo dagli stessi gruppi etnici che insistono sulla zona più a nord. Lo strato arboreo ed arbustivo costituisce una risorsa pabulare importante, in particolare durante la stagione secca essa quando rappresenta la sola fonte di proteine e di carotene. Complessivamente, questa zona permette il pascolo per 80 - 100 giorni all'anno per ettaro, corrispondente ad un carico di una UBT per cinque ettari. Con risultati produttivi mediocri e irregolari, vi si coltivano cereali (miglio e sorgo), in particolare nelle zone di deflusso. Il sistema agropastorale, sedentario o semi-sedentario, sviluppato in questa zona, si basa sullo sfruttamento estensivo delle risorse pabulari con mandrie di più ridotta consistenza che beneficiano però di integrazioni alimentari aziendali (residui colturali, foraggi) e/o extra-aziendali; A causa della crescente pressione antropica, queste coltivazioni si vanno espandendo, ovviamente a spese dei pascoli.

Nella zona saheliano-sudanese, la stagione piovosa dura tre o quattro mesi. Qui la savana è dominata da piante legnose della famiglia delle Combretacee e da erbacee annuali, associazione che consente 150 giorni di pascolo all'anno con un carico animale possibile di 3,5 ettari per UBT. È questa un'area di conflitto tra le etnie pastorali e quelle sedentarizzate di agricoltori (gli Ouolof e i Sérèr in Senegal, i Malinke, i Bambara ed i Songhai in Mali; i Songhai, gli Jerma e gli Houassa in Niger, gli Haoussa in Nigeria; i Kanouri in Ciad e in Sudan). Le colture principali sono il miglio, il sorgo e il dolico. In questa zona prevale il sistema agropastorale sedentario. Nelle zone urbane o semi-urbane, ma anche nelle vicinanze di villaggi si praticano il sistema intensivo o semi-intensivo di ingrasso o di produzione lattiera, con stabulazione permanente o temporanea durante alcuni mesi, e l'orticoltura familiare.


Appunti: Caro Franco, I dati sono riferiti al centro del Sahel, per cui dovrebbe valere quanto ho scritto per il Sahel centro-occidentale (che penso sia quello cui ti riferisci tu) la pioggia cade fra giugno e settembre ed è legata al transito dell'ITCZ che a quanto mi raccontò tanti anni fa Michele Conte (che aveva lavorato su quell'area per il progetto AGRYMET) si traduce in: 1) generazione di enormi celle temporalesche sul Golfo di Guinea 2) propagazione delle stesse verso est. Conte mi diceva anche che 1 e 2 sono fenomeni a prevedibilità bassissima.... Tieni per favore nota tu di queste considerazioni che possono servire a imbastire un commento? Grazie e ciao. Luigi