Magnitudini

Misura della luminosità delle stelle

Magnitudine Apparente

Nell'antichità (in pratica dopo il II secolo a.C., con Ipparco) gli oggetti celesti visibili ad occhio nudo erano classificati, per il loro spendore, in 6 classi di grandezza o magnitudine.


-(m2-m1)012345678910
I2/I112.516.3115.839.81002516311585398110000


L'immagine a lato mostra una carta astronomica, disegnata in modo tale che i diametri delle stelle siano proporzionali alla magnitudine, e la scala diametro-magnitudine usata. La costellazione rappresentata è quella del Cane Maggiore (Canis Major) che contiene Sirio, la stella più luminosa del cielo invernale.
A titolo di esempio vengono mostrate anche due immagini fotografiche della stezza zona; su una delle due è stato sovrapposto il disegno delle costellazioni. La scala di queste foto è approssimativamente uguale alla scala della carta.








Magnitudine Assoluta

Le magnitudini descritte precedentemente rappresentano una misura del flusso luminoso emesso dalle stelle indipendentemente dalla loro distanza e dalla loro luminosità intrinseca: sono le cosidette magnitudini apparenti.
E' del tutto ovvio che l'interesse maggiore è rivolto alla conoscenza del flusso luminoso proprio delle singole stelle: essa fornisce informazioni, anche dettagliate, sui meccanismi fisici che hanno luogo negli interni stellari (tipo e durata delle reazioni nucleari, contrazioni gravitazionali, emissione di materia ...).
L'energia intrinsecamente prodotta si deduce dalla magnitudine assoluta M, definita come la magnitudine apparente mdi una stella posta alla distanza di 10 parsec.
La relazione che lega le magnitudini assoluta ed apparente e la distanza è:
m - M = -5 + 5 log d
essendo d la distanza in parsec. La grandezza (m - M) prende il nome di modulo di distanza.
Ultimo aggiornamento: 13.2.97